A tale proposito si puntualizza che, tra gli esperti del settore, si suole distinguere le imprese riciclatrici di materie plastiche "omogenee", ossia costituite da polimeri che appartengono alla stessa famiglia (polietilene, polipropilene, ecc.), ed imprese riciclatrici di materie plastiche "eterogenee" in cui sono presenti polimeri diversi. L'elemento distintivo non riguarda il prodotto finito, bensì il tipo scarto (materie pre-consumo) o rifiuto (materie post-consumo) lavorato. In tale contesto la FamaPlast si colloca come azienda riciclatrice di materie polimeriche omogenee.
Una crescente volontà di ottimizzazione delle risorse unita ad una forte sensibilità ambientale hanno indotto la FamaPlast a scegliere la tecnologia del riciclo meccanico, sulla base di rigorose ragioni tecnico - economiche e di ecobilancio.

La possibilità di approvvigionamento di materie plastiche omogenee, dal packaging commerciale ed industriale, consente all'azienda una produzione di granuli polimerici con caratteristiche costanti, rispetto a quelle originarie, da reinserire con tranquillità nel processo di trasformazione e lavorazione per l'ottenimento di prodotti finali di buona qualità .
Tra le varie tipologie di lavorazione preliminare la FamaPlast si avvale della macinazione che non solo serve per diminuire il volume del materiale raccolto, ma garantisce una maggiore omogeneità del prodotto. Solo in minima parte utilizza la tecnica della separazione, o anche di lavaggio, che consente la completa eliminazione degli elementi "impuri" sia plastici (polimeri di famiglie diversi) che non (alluminio, carta, polveri, ecc.). Una volta rigenerato, il materiale ridotto in polimeri viene nuovamente trasformato.
I residui plastici da destinare al riciclo le sono forniti attualmente dagli intermediari commerciali e dai produttori di polimeri. Alcune quantità di essi sono importate dall'estero, soprattutto da quei paesi europei, Francia e Germania, che da tempo ne hanno ingenti quantitativi resi disponibili dalla implementazione di politiche legislative in materia di rifiuti.

L'uso delle materie plastiche riciclate comporta vantaggi economici ed ecologici, poiché, con il minimo utilizzo di risorse naturali ed un basso consumo di energia, per la conversione dei prodotti, si ottengono costi moderati, pesi e volumi contenuti che consentono un notevole risparmio di carburante (200%-300%), durante il trasporto, e vistosi risparmi di materie prime (400%).

L'eccellente versatilità delle materie polimeriche, le proprietà di leggerezza, resistenza, protezione e durata permettono, quindi, un riciclo materiale, meccanico o chimico, oppure un recupero energetico senza che venga meno la soddisfazione del consumatore.
Attualmente, in tutta Europa, il riciclo meccanico è affiancato dal feedstock e dal recupero energetico per tutti quei rifiuti plastici che non possono essere selezionati. Il feedstock, tecnica esclusiva delle materie plastiche che non richiede la cernita dei rifiuti misti, consente la decomposizione dei rifiuti nei monomeri di partenza da cui è nato il polimero (depolimerizzazione) o in prodotti petrolchimici (feedstock recycling) che permettono la realizzazione di nuovi materiali plastici di alta qualità diretti a mercati finali sicuri.
Il feedstock recycling non richiede la selezione dei rifiuti plastici, ma solo una raccolta differenziata , mentre la depolimerizzazione viene attuata su singoli materiali (PET, PMMA, e i Poliuretani). Nei casi in cui il riciclo meccanico e chimico comportino costi elevati e dispendio energetico, l'unica soluzione è apportata dal recupero energetico.
Questa tecnica fornisce un valido supporto per i rifiuti non adatti al riciclo, i quali, attraverso la loro combustione, si sono rivelati come ottime fonti di calore ed energia, mediamente migliore del carbone e della nafta.
E' stato dimostrato che i rifiuti misti, avendo un alto potere calorifero, si rendono adatti alla creazione di combustibile pulito da utilizzare per qualsiasi processo industriale in cui si fa uso di combustibile fossile. L'impatto ambientale, inoltre, è minimo con una produzione minima di residui solidi o di ceneri (circa il 10% del volume che i rifiuti trattati occuperebbero nella discarica) ed un basso livello di cattivi odori e emissioni inquinanti nell'aria, contrariamente alle idee errate a proposito della termoutilizzazione dei rifiuti plastici. Il recupero energetico, insomma, viene utilizzato in particolare per:
L'errata, oltre che infondata, antitesi tra produzione economica e politica ecologica, intesa quest'ultima come diminuzione di profitto delle aziende attente al problema ambientale, perde di significato e fondatezza quando, analizzando il carattere produttivo di quelle aziende, si nota non solo una gestione orientata verso il successo competitivo ma anche sociale e redditizio. E' ormai da qualche decennio che le imprese non sono condizionate esclusivamente da fattori economici, politici, culturali e sociali, ma anche, e non secondariamente, dalla crescente sensibilizzazione della tutela ambientale.